n° 219
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Autore Discussione: Perchè gli Indiani dell'india sono cosi dannatamente bravi ?  (Letto 2030 volte)
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« inserita:: Luglio 04, 2017, 10:07:01 »

Ho visto che molti indiani pubblicano libri altamente specializzati per quanto riguarda l'ambito informatico e programmazione varia . Come mai ? perchè proprio l'india e non la Cina o il Giappone o la stessa america ? A volte trovo testi scritti da persone col cognome palesemente indiano .
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« Risposta #1 inserita:: Luglio 05, 2017, 12:59:41 »

Anche in ambito matematico... cito Ramanujan... un genio... c'è anche un film recente su di lui, "L'uomo che vide l'infinito".
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« Risposta #2 inserita:: Luglio 05, 2017, 02:32:05 »

La parola magica è Commonwealth. L'India è la più importante delle ex colonie britanniche e dalla terra di Albione in particolare ha ereditato appieno il sistema scolastico, che per antonomasia è il migliore del mondo.

Ma mentre l'Occidente mollaccione e decadente ormai si crogiola solo con idiozie come il glass roof, le istanze di classe, il buonismo imbecille verso gli asini, la scuola idiocratica del tutti promossi dopo corsettini ultraridotti per imbecilli... l'India ha invece tutta la grinta e la motivazione per emergere e competere, avvantaggiata enormemente in questo rispetto al resto dell'Asia grazie all'enorme sforzo dei "colonizzatori" anglosassoni.

Taluni inoltre ritengono che l'abitudine a comunicare usando un linguaggio complesso e denso di simboli renda gli asiatici in generale maggiormente inclini alle scienze formali, ma si tratta di una ipotesi tutta da dimostrare e priva di riscontri storici consistenti (a cominciare dalla storia del sistema decimale e dello zero, che è dimostrabilmente molto meno banale della vulgata normalmente spacciata per buona nella divulgazione). Sta di fatto che il povero Ramanujan, il quale - pur avendo geniali intuizioni - non aveva la benché minima idea di come fare una dimostrazione formale e ci ha lasciato anche moltissime formule ed ipotesi palesemente errate, costituisce più che altro una singolarità a confronto dell'elenco sterminato di geni matematici prodotti dalla cultura occidentale nell'ultima ventina di secoli, da Euclide a Andy Wiles e Grisha Perelman.
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« Risposta #3 inserita:: Luglio 05, 2017, 05:10:33 »

ora capisco è tutto molto più chiaro ! ma tu caro Maw quante ora studiavi quando eri un "giovanotto" Sorriso  ?? dici che oggi come oggi studiamo troppo male e poco ?
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« Risposta #4 inserita:: Luglio 05, 2017, 08:06:22 »

ora capisco è tutto molto più chiaro ! ma tu caro Maw quante ora studiavi quando eri un "giovanotto" Sorriso  ?? dici che oggi come oggi studiamo troppo male e poco ?

Francamente non ho mai contabilizzato le ore di studio: l'apprendimento per me è un'attività connaturata al livello delle funzioni fisiologiche. Basti dire che già durante il liceo scientifico, invece di sprecare i pomeriggi correndo dietro ad un pallone o giocando ai videogames, dopo avere svolto tutti i compiti per casa frequentavo corsi serali CFP con riconoscimento regionale sulle tecnologie all'epoca emergenti in elettronica e informatica. Dopo l'undicesimo anno accademico regolarmente in corso, ho anche smesso di contare quelli di formazione postdoc... si veda anche questo recente post, e in subordine questo: se c'è un mestiere nel quale lo studio e gli esami "non finiscono mai" è sicuramente quello del progettista e ricercatore nell'area applicativa dei grandi sistemi embedded ad elevate criticità.

Ricordate sempre che i vostri dirigenti, e a fortiori i "padroni" e/o i vertici tecnici della PMI in cui lavorate, nel 90% dei casi non sono laureati e se anche lo sono non si tratta di una laurea in informatica, né tantomeno in ingegneria informatica (inventata non prima del 1993/94), perché ai miei tempi e più in generale, restando alla contemporaneità, in tutto il periodo incastrato tra il decennio successivo alla legge Codignola (1969) e l'introduzione delle lauree "brevi" (1996/97) lo studio era realmente selettivo e la percentuale di abbandoni universitari in Italia è stata tra le più alte al mondo.

Per contro la scuola italiana oggi, con la possibile eccezione di un paio di isole felici nelle sole Scuole d'Eccellenza, non è che un gigantesco diplomificio altamente burocratizzato e con rendimento minimo. La laurea triennale arriva a malapena a coprire la cultura di un diplomato d'un mediocre liceo scientifico dei miei tempi, con le specialistiche si arriva in rari casi a coprire le competenze di un classico "abbandonista" al terzo anno/decimo esame di ingegneria degli anni Settanta e Ottanta.

A livello europeo siamo messi appena un po' meglio, ma la media è comunque sconsolantemente bassa.
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